Sostenere La genitorialità

Sempre più spesso i genitori e coloro che accudiscono i bambini sono fragili incapaci di compiere tale funzione perché nella nostra società esiste una massificazione dell’infanzia e della famiglia.

Timori, pericoli, paure e ansie sono all’ordine del giorno per i genitori, insegnanti ed educatori i quali non riescono ad osservare, a comprendere e a gestire i fanciulli.

L’ascolto e il dialogo vengono esclusi in favore di un laser faire generale “noi stiamo dalla parte dei nostri figli” il resto sono incompetenti e non ci capiscono! Questa è un po’ l’esortazione di fondo e la problematica dei nostri tempi.

L’insegnante e il professionista che si occupa di educare e istruire viene emarginato e odiato dagli adulti. Proprio per questo è nato questo materiale multimediale.

Sostenere la genitorialità è un kit educativo rivolto sopratutto ai genitori i quali vogliono implementare, correggere o ridurre alcuni comportamenti e inclinazioni della loro funzione genitoriale.

Il kit è composto da alcune immagini, schede e un dvd chiaro il quale guida il fruitore nell’utilizzo dello stesso. Importante è anche il piccolo manuale esplicativo incluso nel kit che presenta il corso e guida la famiglia alla comprensione dello stesso.

Le immagini rafforzano la rappresentazione e l’incontro nella relazione con il bambino e l’adulto mentre il dvd permette di rielaborare e comprendere le informazioni per i genitori.

Le diverse figure sono chiare e rappresentano la quotidianità della famiglia sia all’interno sia all’esterno. Il genitore e il bambino viene spronato attraverso le differenti attività ed esercizi i quali “mettono alla prova” non solo il figlio ma anche l’adulto.

Le raffigurazioni sono fondamentali per quanto riguarda l’aspetto affettivo, emotivo e cognitivo i quali medianti le stesse è possibile una rappresentazione di sé.

Il kit e rivolto ai bambini dagli 0-11 anni inclusi. Rafforza i legami, co-costruisce insieme agli adulti e al bambino la capacità di essere resiliente, di affrontare la vita, le difficoltà ma anche le paure.

A mio avviso è un valido strumento non solo di intervento ma anche di prevenzione e di aiuto per i neogenitori i quali per la prima volta si trovano ad educare il loro figlio.

E’ utile anche nella formazione dei genitori, nella formazione degli educatori e nei corsi di aggiornamento in particolare per quei operatori nei servizi per la famiglia e l’infanzia.

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I tre libri pedagogici che sto leggendo

Vi propongo qui il nuovo podcast relativo ai tre libri pedagogico di recente lettura.

Spero vi interessano e sono adatti a tutti sopratutto ad educatori, psicologi, assistenti sociali… ecc.

Oppure su Itunes podcast

https://podcasts.apple.com/it/podcast/i-tre-libri-pedagogici-che-sto-leggendo/id1385115501?i=1000435529287

Oppure su spreaker

Vi ringrazio

Maria Sara

Il Giardino della Pedagogia

Il tempo nell’ambito educativo

In una società dell’immediatezza, dell’istantaneo, del qui ed ora e della scarsa capacità di prendersi del tempo per se stessi o per il prossimo la tematica temporale risulta essere la più attuale.

Non siamo più in grado di attendere nei differenti aspetti della vita quotidiana ma anche nel lavoro educativo con l’utente. La pazienza, il sapere aspettare è ormai solo un lontano ricordo.

Non siamo più in grado di comprendere e attivare quella relazione di aiuto adeguata al tempo previsto e non calcolato come se ci fosse questa tipologia temporale.

La programmazione, l’agenda delle nostre attività quotidiane e di progettazione pedagogica è piena di impegni i quali spesso non riusciamo a seguirli. Facciamo molta fatica e perdiamo una notevole quantità di energie.

Se per caso nel nostro lavoro non otteniamo o non risolviamo una determinata cosa reagiamo in modo aggressivo e nervoso. L’utente, nel caso del progetto educativo lo percepisce e puo’ compromettere l’intero lavoro.

La relazione educatore – educando deve tendere alla reciprocità, alla solidarietà ma anche ad essere rigoroso per alcuni versi in quanto è fondamentale stabilire le regole tra le parti.

Il tempo non è solo sovrano dobbiamo anche perdere tempo ricordando la pedagogia della lumaca di Zavalloni.

Il tempo deve diventare il nostro alleato e non il nostro nemico come accade nella nostra società. Il tempo è prezioso e dobbiamo saperlo gestire correttamente anche per noi stessi perdendo anche il tempo come già esplicato.

Vi propongo qui sotto un breve video di IGTV ( Instagram tv) sulla pazienza in pedagogia. Vi ricordo di seguirmi anche su Instagram e igtv per poter vedere altri video!

Concludo questo breve articolo con due domande: Sapete realmente gestire il vostro tempo? Riuscireste a perdere tempo?

Maria Sara

Il Giardino Della Pedagogia

Lo scarabocchio infantile: la prima forma d’arte del bambino


di Barbara Castellano, collaboratrice del blog.

Lo scarabocchio è la prima forma d’arte che il bambino attua quando diventa abile nei movimenti con la mano ed è la chiave di accesso privilegiata al suo mondo interiore. 

Lui incomincia a disegnare intorno al dodicesimo mese e lo vive come un gioco qualsiasi che può svolgere nel corso di diverse situazioni ludiche.  

Tutti i bambini amano disegnare in momenti precisi della giornata ed apprendono che questa è un’attività divertente e può essere svolta o in compagnia o da soli. 

L’avvicinamento al foglio avviene intorno al primo anno di vita, quando il fanciullo inizia a prendere in mano le sue prime matite e pennarelli e da lì che scopre di poter lasciare delle tracce sul foglio e piano piano diventa un’attività, con la quale incomincia comunicare con il mondo attorno a sé e in modo particolare con gli adulti di riferimento.  

Con l’andare del tempo lui perfeziona la sua capacità di attenzione, coordinazione oculo-manuale, ciò significa che ci sarà un miglioramento graduale del controllo dello sguardo con i movimenti della mano, che impugnano la matita e di tutte le altre capacità cognitive che gli consentiranno di progredire ed acquisire nuove competenze. 

In questo lasso di tempo il bambino sperimenta sul foglio le prime forme circolari e le linee che poi nello stadio successivo daranno vita alla forma del corpo umano, a quella del sole e dell’albero. 

Lo scarabocchio infantile ha inizio al diciottesimo mese e si conclude intorno ai due anni; in una prima fase dello sviluppo, l’infante apprende dimestichezza con il foglio ed inizia a tracciare linee casuali; lo spazio della carta viene colmato da forme centrifughe che si posizionano dalla base del foglio più vicina al corpo del piccolo per poi allontanarsene gradualmente.  

Si nota che il disegno si posiziona particolarmente da una parte del foglio; destra o sinistra, cioè è detto omolaterale, dipende prevalentemente dall’uso di una o dell’altra mano.  

In questo momento dell’evoluzione infantile, il processo di lateralizzazione non è ancora completamente definito, ossia la prevalenza di una parte del corpo rispetto all’altra e si stabilizzerà verso i sei anni, all’entrata alla scuola primaria. 

In questa fase detta dello scarabocchio disordinato, il disegno del fanciullo si mostra ancora come una scarica motoria di cerchi e di linee senza una direzione ben precisa e sono casuali fra loro, manca uno reale controllo tra lo sguardo e i movimenti della mano e anche per l’intenzionalità nel disegno; si tratta prevalentemente di una fase di scoperta del gesto e dello spazio del foglio. 

In seguito si passa alla fase definita dello scarabocchio controllato, nella quale il bambino padroneggia maggiormente i movimenti della mano con lo sguardo e rende più regolari le forme, disegnando cerchi e linee distaccate fra loro.  

Dopo di questa fase, segue lo stadio del pre-schematismo che comincerà intorno ai due anni per concludersi i verso i sei anni. 

Il disegno è l’espressione del mondo interiore di ciascun bambino e si deve tener conto che la realtà è percepita, vista e sentita secondo il suo particolare modo d’interpretarla.  

Si possono analizzare le linee e il tratto dal disegno infantile; esse possono esprimere gli stati emotivi del soggetto come tristezza, gioia, fatica e sicurezza; invece un insieme di linee spezzate potrà significare rabbia o collera mentre un tracciato con linee arrotondate e smussate rifletterà dei vissuti di serenità e pacatezza. 

Il disegno infantile ci parla della vita interiore del bambino, del suo sapersi misurare con le relazioni sociali e con quelle familiari, dei suoi sogni, delle sue paure e delle sue ansie. 

Di Barbara Castellano – collaboratrice del blog, insegnante di scuola primaria e educatrice socio-pedagogica 

Bibliografia e Webgrafia  

Lo scarabocchio infantile di Melania Cavalli-Arteterapeuta- http://www.percorsiformativi06.it 

Il significato del disegno infantile di Anna Oliverio Ferraris; Bollati Boringhieri, 2012. 

Dispense – L’interpretazione del disegno infantile- Seminario della Dott.ssa Sara Febo (psicologa e mediatrice familiare) – www.igeacps.it 

Articolo – Lo-scarabocchio-le-prime rappresentazioni grafiche dei bambini -l http://www.disegnoinfantile.it 


Dipendenza Affettiva: si può morire per amore?

 

di

Maria Mastrorilli, collaboratrice del blog (articoli e social)

 

 

L’amore nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più positive e più sane, rappresenta un naturale e profondo bisogno di ogni essere umano. Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o ancor peggio “dolorosa ossessione” in sui si altera quel processo di “dare” e “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. La DIPENDENZA AFFETTIVA (DA)è una modalità patologica di vivere la relazione, in cui la persona dipendente arriva a negare i propri bisogni ed a rinunciare al proprio spazio vitale pur di non perdere il partner, considerandolo unica e sola fonte di gratificazione nonché fondamentale fonte di “amore” e cura. Il punto tuttavia è che spesso questi partner non sono affatto gratificanti ma, al contrario, si tratta di persone con le quali si instaura una relazione insoddisfacente, infelice e dolorosa. Il dipendente affettivo infatti prova un tale bisogno, assoluto e ossessivo, di rassicurazione e di certezze da indurre una sorta di “perdita dell’Io” ed una condizione in cui l’altro rappresenta il solo elemento di ebbrezza e di gratificazione possibile. La DA fa parte delle cosiddette “New Addictions”, quelle forme di DIPENDENZE COMPORTAMENTALI,poiché non vedono coinvolta alcuna sostanza chimica (come alcol o sostanze di abuso): l’oggetto di queste dipendenze infatti è un comportamento (o una persona nel caso della DA) o un’attività lecita e socialmente accettata. La DA (Love Addiction) sembra una patologia declinata soprattutto al femminile e coinvolgente maggiormente le donne: il 99% dei soggetti dipendenti affettivi è di sesso femminile, con fascia di età variabile dalla post-adolescenza (età dai 20 ai 27) fino all’età adulta delle donne con figli. Nonostante la diversità di età, alcuni specifici elementi accomunano tutte queste donne: si tratta di donne fragili; bisognose di conferme;con una scarsa autostima;terrorizzate dal fantasma dell’abbandono; tendenti alla iperresponsabilizzazione; provenienti da famiglie problematiche(abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, storia di alcolismo, bulimia o altre dipendenze nei genitori) nelle quali sono cresciute sviluppando un profondo e radicato vissuto di inadeguatezza ed indegnità personale. La DA si accompagna frequentemente ad altre condizioni di sofferenza psicologica: Disturbo Post-Traumatico da Stress conseguente ad abusi sessuali con manifestazioni quali incubi notturni, attacchi di panico, sintomi dissociativi, perdita di concentrazione e vuoti di memoria, distimia. Altre forme di dipendenza: ad esempio quella da cibo, sesso, gioco d’azzardo, sostanze o attività fisica; Disturbo Ossessivo Compulsivo; disturbi d’ansia. È possibile uscire dalla dipendenza affettiva, ma per farlo occorre andare alla scoperta di sé stessi, della propria identità e dei propri bisogni. Occorre imparare ad amarsi, e costruire una propria dimensione individuale ben distinta da quella dell’altro. Questa è la base imprescindibile per stare bene con sé e con gli altri, e per poter costruire un rapporto di coppia sano e basato sull’uguaglianza. È infatti illusorio pensare di poter trovare all’esterno quello che ci manca!. Il dipendente affettivocerca con ostinazione amore dagli altri, ma questa spirale di sofferenza può finalmente essere spezzata cercando innanzitutto la propria identità, per non rischiare di fondersi con l’altro e di perdersi definitivamente. L’amore sano è tra due persone, tra due cuori che crescono assieme e danno ognuno un proprio contributo al rapporto!. Nella dipendenza invece ci sono due individui che in realtà finiscono per fondersi e uno dei due per scomparire, come se non avesse diritto di esistere. Questo tipo di amore non può funzionare ma genera solo grande sofferenza!. È consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionistache ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale.

Dott.ssa Maria Mastrorilli, Educatrice professionale socio-pedagogica

BIBLIOGRAFIA E WEBGRAFIA:

“La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?”Cesare Guerreschi. Franco Angeli. 2011.

Dott.ssa Annalisa Barbier “La dipendenza affettiva: sintomi, origine e trattamento” https://www.psicoterapiapersona.it/dipendenza-affettiva/consultato in data 09/08/2018

Dott.ssa Monia Ferretti “Amore e dipendenza affettiva: come riconoscerla e superarla”http://www.eticamente.net/46025/dipendenza-affettiva-come-uscirne.htmlconsultato in data 09/08/2018