Hannah Arendt: La Banalità del male

 

Hannah Arendt, filosofa tedesca nota per questa pubblicazione “la banalità del male”.

L’autrice considera Eichmann, membro delle ss colui che portò milioni di ebrei nei campi  di sterminio un uomo ordinario, normale non psicopatico come si potrebbe supporre.

Eichmann è uomo che eseguiva meccanicamente ciò che veniva ordinato dal regime era un esecutore.

L’autrice identifica il male come banale non nel caso del genocidio ma nel caso che egli non sente che quel tipo di atti sono fortemente negativi.

Il processo seguito da Hanna Arendt nei confronti di Eichmann vede appunto il protagonista ordinario, normale senza particolari problematiche psicologiche in sostanza rimase sorpresa dalla sua figura. Egli si dimostra quasi “cieco” in merito alle sue azioni che potremmo identificare incapace di intendere e volere essendo subalterno a Hitler.

Le tematiche del libro permeano l’obbedienza in quanto il membro delle SS ha dovuto obbedire per compiere tali atti. Atti che sono stati comandati e che per questo considerati  come obbligo essendo il suo lavoro.

Altro concetto fondamentale è la responsabilità nei confronti di tali atti e la giustizia  nei confronti dell’uomo che viene processato per i crimini commessi.

Questi sono i punti principali del libro.  Vi invito alla lettura e all’approfondimento.

Il Giardino Della Pedagogia

Maria Sara

 

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la banalità del male

 

 

 

 

Recensione: Riprendiamoci i nostri figli

Come educhiamo i nostri figli? Che generazioni stiamo costruendo?

Dove stiamo andando a finire? I genitori sono ancora il punto di riferimento per i figli?

I nostri ragazzi sono influenzati dalla tv? Sono i nuovi consumatori?

Queste ed altre domande. vengono affrontate nel libro riprendiamoci i nostri figli di Antonio Polito.

L’autore cerca di trovare delle risposte alle domande appena citate ma sopratutto si interroga sulle nuove generazioni e sulla funzione genitoriale dei nuovi genitori di oggi.

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Il nostro tempo di crisi non solo economica ma anche esistenziale in tutti i sensi infatti questa crisi permea anche la famiglia e perfino i nostri ragazzi/figli.

E’ una crisi dell’io, una crisi della persona la quale è smarrita perdendo il senso di sé.

Il rapporto genitori-figli non è mai stato così debole e fragile. I genitori, gli insegnanti e le diverse agenzie educative soccombono alle esigenze dei ragazzi.

La solidarietà, i rapporti intersoggettivi, l’aiuto al prossimo, l’amicizia autentica sembrano essere ricordi lontani di un passato che fu. Un tempo dove il dare e ricevere in senso simbolico e orientato alla solidarietà era “pane quotidiano” al contrario della tempo odierno individualista e incentrato sull’IO.

L’aumento dei divorzi, delle operazioni, il calo della natalità, le trasformazioni della famiglia ( omosessuale, adozioni gay, fecondazioni, genitori in età anziana, “utero in affitto” ecc) sono alcune dei cambiamenti della nostra società e del contesto familiare.

Nel libro l’autore riscontra un forte cambiamento generazionale rispetto ai tempi passati infatti le nuove generazioni “odiano il rimprovero”, i genitori in alcune circostanze sono costretti a dire a determinati bisogni dei loro figli, i genitori hanno paura di. dire dei no!

La lingua italiana si sottolinea nel libro non viene più nemmeno utilizzata tanto da sostituirla con emoticon  sempre più raffinate nell’esporre il proprio stato d’animo.

Il linguaggio della lingua sostituito da disegno e altre forme di espressione.

Il cellulare o meglio lo smartphone sostituito dal libro e la scuola evidenzia l’autore permette l’utilizzo a fini didattici. Si interroga lo stesso se sia giusto o meno.

La scuola italiana al contrario di quella ed esempio francese la quale ne vieta l’utilizzo ne permette l’uso per ricerche scolastiche o per cercare alcune parole oppure per utilizzare alcune app scolastiche.

Nell’ottica del liberalizzare tutto a partire dal cellulare si pensa di liberalizzare anche le droghe quali la cannabis! Fortemente contrario l’autore in quanto incentiverebbe l’uso e l’abuso nonché permettere lo Stato di trasformarsi in monopolio e spacciatore di stupefacenti.

A fronte di questi cambiamenti della famiglia, culturali e generazioni come comportarci? come limitare o meglio ridurre e cambiare rotta?

Una possibile via d’uscita l’autore la trova nella solidarietà reciproca, nel bene comune, nell’aiuto al prossimo sopratutto fra famiglie e tra i giovani, nell’ascolto e nel dialogo ( genitori e figli) e nel rispetto delle regole.  Occorre secondo chi ha scritto questo libro partire dall’essenziale per ritrovarsi e per uscire dall’ io-centrismo. Occorre in sostanza educare alla consapevolezza della rete ai contenuti proposti e sviluppando in ottica critica tutto ciò che noi furiamo o viviamo. Dobbiamo farci una sorta di “corazza” per poter valutare ciò che è bene e ciò che è male.

Personalmente alcune considerazioni presenti nel libro sono “esagerate” da educatrice e pedagogista l’uso delle nuove tecnologie deve essere guidato non solo dall’adulto ma anche dalla scuola la quale deve aggiornarsi sia per quanto riguarda le insegnanti sia per quanto riguarda le attività didattiche.

Gli stessi ragazzi devono essere educati sia dai genitori sia da personale educativo nel comprendere l’uso della rete e dei suoi effetti.

La stessa procedura deve essere eseguita nell’ambito familiare non per evitare i conflitti i quali devono esserci ma per sapersi confrontare e trovare strumenti per poter risolvere e uscire dal conflitto.

Dobbiamo cercare in sostanza la giusta vicinanza e la giusta distanza nel rapporto con i nostri figli.

Siete d’accordo? Potete commentare qui sotto se volete.

Maria Sara Dellavalle

IGP

 

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Recensione Film di Antonella Montesi

di Antonella Montesi 

 

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CRAZY FOR FOOTBALL di Volfango De Biasi Recensione film Antonella Montesi

di Antonella Montesi

SKYDANCERS e RAICINEMA

presentano

 

CRAZY FOR FOOTBALL

di Volfango De Biasi

 

una distribuzione

Luce Cinecittà

 

Uscita evento: 20 febbraio 2017

In programmazione dal 23 febbraio 2017

 

 

Un gruppo di pazienti, alcuni molto giovani, che arrivano dai dipartimenti di salute mentale di tutta Italia.

Uno psichiatra, Santo Rullo, come direttore sportivo.

Un ex giocatore di calcio a 5, Enrico Zanchini, per allenatore.

Un campione del mondo di pugilato, Vincenzo Cantatore, a fare da preparatore atletico.

Sono questi i protagonisti di Crazy for Football, il docufilm sulla prima nazionale italiana di “calcetto” che concorre ai mondiali per pazienti psichiatrici a Osaka.

Un viaggio dall’Italia al Giappone.

Si comincia con le prove di selezione per definire la rosa dei 12 che poi parteciperanno al ritiro, approdando finalmente al torneo più ambito, i campionati mondiali.

Ma a fare da filo conduttore un altro viaggio, più profondo, attraverso le rapide della coscienza di chi ha conosciuto lo smarrimento della malattia psichiatrica.

Un percorso in bilico fra sanità e follia che appartiene a tutti noi.

Un film dove i protagonisti sono i giocatori e non la loro malattia, con l’intenzione di combattere i pregiudizi che circondano chi soffre di disagio mentale. Il movimento come antidoto alla staticità, il calcio quindi come terapia salvifica, come condizione che fa sentire tutti uguali.

 

“Ho scelto di fare questo film perché per me rappresenta un impegno umano, civile e personale. Desidero affrontare insieme ai protagonisti, proprio come una squadra e con leggerezza, un tema che reputo importante: l’idea che il calcio possa guarire e a volte persino salvare la vita, restituire la speranza e la voglia di sognare”.

Una storia che vuole essere raccontata col carattere leggero e buffo delle storie di sport e commedia. Perché non è affatto detto che per fare sociale si debba mettere in mostra unicamente il tragico e rimestare nel senso di colpa collettivo. La coscienza del sociale può anche attivarsi aiutando ad aprire gli occhi su qualcosa che si conosce poco, e facendolo anche attraverso il sorriso. E perché no, tifando per i nostri eroi, matti per il calcio, impegnati in una magnifica avventura di sport.

Volfango De Biasi, regista

 

L’incontro sul campo di gioco garantisce un riavvicinamento tra il paziente e il suo quartiere, abbattendo le differenze tra i ‘sani’ e i ‘malati’. E, al contempo, il campo di calcio diventa il luogo in cui il paziente compie il primo passo nel ricominciare a vivere con gli altri. Persone che in qualche modo hanno smesso di rispettare le regole fuori dal campo, riescono però con facilità a seguire e accettare le regole del calcio, e questo apre spesso la strada a un completo recupero sociale. Vedremo accadere miracoli: persone che hanno la fobia del contatto con gli altri che si sciolgono nell’abbraccio dei compagni. Possiamo tutti vivere un momento di difficoltà profonda che fa perdere l’orientamento dei nostri comportamenti e delle nostre emozioni. Abbiamo il dovere di dire a tutti che, nel momento in cui arriva la difficoltà, è importante continuare a coltivare le nostre passioni – andare al cinema, fare sport – tutte cose che proteggono la nostra salute mentale, perché nel momento in cui le interrompiamo ci isoliamo dal mondo e questo diventa pericoloso”.

Santo Rullo, Presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale

 

“Anche se lo psichiatra Santo Rullo mi diceva che siamo tutti un po’ matti, che a tanti di noi, considerati “normali”, in realtà manca solo una diagnosi scritta su un certificato, anche se mi parlava di questo “stigma” e di come vada combattuto, io mi aspettavo difficoltà superiori e diverse rispetto a quelle di una squadra e di uno spogliatoio composto da persone “sane”.

E’ qui che mi sbagliavo ed è qui che ora rischio di diventare retorico: ovviamente “sbrocchi” e sceneggiate ce ne sono stati, ma non superiori e non troppo diversi dai tanti che ho visto in tanti anni come giocatore, allenatore e dirigente.

Ho però trovato una determinazione, una disponibilità al sacrificio e all’apprendimento, una fame di campo e di affermazione che solo le squadre vere hanno, quelle che prima o poi ottengono i risultati, e vincono. E noi abbiamo vinto perché, tra mille difficoltà e in pochissimo tempo, siamo riusciti ad avere le due caratteristiche fondamentali per ogni squadra del mondo, almeno secondo il mio modesto parere: essere un gruppo e avere un’identità di gioco.

E’ per questo, oltre che per tutto ciò che mi hanno regalato a livello emotivo, che non ringrazierò mai abbastanza i “miei” ragazzi”.

Enrico Zanchini, allenatore

 

Li ho visti arrivare a Roma con patologie diverse, ragazzi insicuri che non credevano in se stessi, con scheletri chiusi nelle loro teste, paurosi di affrontare la vita. Grazie a questa esperienza tutti sono cambiati, hanno riacquistato la voglia di mettersi in gioco e di sfidare. Ora non sono più secondi a nessuno, non sono l’emarginazione di nessun tipo di società”.

Vincenzo Cantatore, preparatore atletico  ex campione del mondo di pugilato

 

 

Il film esordirà nei cinema con un’uscita evento il 20 febbraio 2017 e sarà poi in programmazione dal 23 febbraio nelle principali città italiane.

Considerata la giovane età di molti dei suoi protagonisti e il suo altissimo valore umano, civile ed educativo “Crazy for football”,  film riconosciuto di interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema e che ha il patrocinio della Federazione Italiana Giuoco Calcio, sarà disponibile anche per le scuole di tutta Italia dal 23 febbraio fino al termine dell’anno scolastico, con prenotazioni possibili sin d’ora.

I ragazzi saranno conquistati dai protagonisti che provano, come tantissimi di loro, una grande passione per il calcio. Li sentiranno vicini per le storie di vita narrate e avranno l’opportunità di interrogarsi su fragilità e sfide che spesso toccano anche la loro adolescenza, in una prospettiva di speranza, impegno, solidarietà, consapevolezza che vie di soluzione e guarigione possono essere trovate.

 

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Il regista Volgango De Biasi racconta una scena di “Crazy for football”

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Speciale di Repubblica: “Il calcio è roba da matti: alla Festa di Roma una storia di coraggio e follia”

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Per info e prenotazioni di matinées nei cinema con biglietto ridotto per gli studenti:

 

Antonella Montesi

349/77.67.796

(dalle 15.00 alle 19.00)

antonella.montesi@yahoo.it