Dipendenza Affettiva: si può morire per amore?

 

di

Maria Mastrorilli, collaboratrice del blog (articoli e social)

 

 

L’amore nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più positive e più sane, rappresenta un naturale e profondo bisogno di ogni essere umano. Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o ancor peggio “dolorosa ossessione” in sui si altera quel processo di “dare” e “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. La DIPENDENZA AFFETTIVA (DA)è una modalità patologica di vivere la relazione, in cui la persona dipendente arriva a negare i propri bisogni ed a rinunciare al proprio spazio vitale pur di non perdere il partner, considerandolo unica e sola fonte di gratificazione nonché fondamentale fonte di “amore” e cura. Il punto tuttavia è che spesso questi partner non sono affatto gratificanti ma, al contrario, si tratta di persone con le quali si instaura una relazione insoddisfacente, infelice e dolorosa. Il dipendente affettivo infatti prova un tale bisogno, assoluto e ossessivo, di rassicurazione e di certezze da indurre una sorta di “perdita dell’Io” ed una condizione in cui l’altro rappresenta il solo elemento di ebbrezza e di gratificazione possibile. La DA fa parte delle cosiddette “New Addictions”, quelle forme di DIPENDENZE COMPORTAMENTALI,poiché non vedono coinvolta alcuna sostanza chimica (come alcol o sostanze di abuso): l’oggetto di queste dipendenze infatti è un comportamento (o una persona nel caso della DA) o un’attività lecita e socialmente accettata. La DA (Love Addiction) sembra una patologia declinata soprattutto al femminile e coinvolgente maggiormente le donne: il 99% dei soggetti dipendenti affettivi è di sesso femminile, con fascia di età variabile dalla post-adolescenza (età dai 20 ai 27) fino all’età adulta delle donne con figli. Nonostante la diversità di età, alcuni specifici elementi accomunano tutte queste donne: si tratta di donne fragili; bisognose di conferme;con una scarsa autostima;terrorizzate dal fantasma dell’abbandono; tendenti alla iperresponsabilizzazione; provenienti da famiglie problematiche(abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, storia di alcolismo, bulimia o altre dipendenze nei genitori) nelle quali sono cresciute sviluppando un profondo e radicato vissuto di inadeguatezza ed indegnità personale. La DA si accompagna frequentemente ad altre condizioni di sofferenza psicologica: Disturbo Post-Traumatico da Stress conseguente ad abusi sessuali con manifestazioni quali incubi notturni, attacchi di panico, sintomi dissociativi, perdita di concentrazione e vuoti di memoria, distimia. Altre forme di dipendenza: ad esempio quella da cibo, sesso, gioco d’azzardo, sostanze o attività fisica; Disturbo Ossessivo Compulsivo; disturbi d’ansia. È possibile uscire dalla dipendenza affettiva, ma per farlo occorre andare alla scoperta di sé stessi, della propria identità e dei propri bisogni. Occorre imparare ad amarsi, e costruire una propria dimensione individuale ben distinta da quella dell’altro. Questa è la base imprescindibile per stare bene con sé e con gli altri, e per poter costruire un rapporto di coppia sano e basato sull’uguaglianza. È infatti illusorio pensare di poter trovare all’esterno quello che ci manca!. Il dipendente affettivocerca con ostinazione amore dagli altri, ma questa spirale di sofferenza può finalmente essere spezzata cercando innanzitutto la propria identità, per non rischiare di fondersi con l’altro e di perdersi definitivamente. L’amore sano è tra due persone, tra due cuori che crescono assieme e danno ognuno un proprio contributo al rapporto!. Nella dipendenza invece ci sono due individui che in realtà finiscono per fondersi e uno dei due per scomparire, come se non avesse diritto di esistere. Questo tipo di amore non può funzionare ma genera solo grande sofferenza!. È consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionistache ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale.

Dott.ssa Maria Mastrorilli, Educatrice professionale socio-pedagogica

BIBLIOGRAFIA E WEBGRAFIA:

“La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?”Cesare Guerreschi. Franco Angeli. 2011.

Dott.ssa Annalisa Barbier “La dipendenza affettiva: sintomi, origine e trattamento” https://www.psicoterapiapersona.it/dipendenza-affettiva/consultato in data 09/08/2018

Dott.ssa Monia Ferretti “Amore e dipendenza affettiva: come riconoscerla e superarla”http://www.eticamente.net/46025/dipendenza-affettiva-come-uscirne.htmlconsultato in data 09/08/2018

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Il Metodo educativo danese

 

Il modello educativo danese rappresenta un modello innovativo in quanto si può ritenere uno stile di vita in senso globale. Qui in questo articolo analizzeremo l’ambito educativo.

Il modello danese puo’ essere riassunto con il termine PARENT (genitore) in lingua anglosassone nello specifico nell’acronimo della parola.

P significa play (gioco) perché il gioco libero crea adulti più felici, sereni con meno ansie,stress e capaci di essere resilienti.

A significa l’autenticità che crea figli più forti durante il periodo della crescita.

R significa invece ristrutturazione, riformulare quindi le esperienze vissute per cambiare la vostra vita e quella dei figli ponendola nel modo migliore.

E di empatia comprende l’interiorizzazione e l’immedesimarsi nei panni dell’altro come effetto per sviluppare appieno il bambino e la famiglia.

N di nessun ultimatum significa approccio democratico , autocontrollo e indipendenza  fondamentali per il bambino.

I intimità e higgie infine si determina creando una forte e robusta rete sociale, di relazioni, interazioni necessarie per vivere più sereni. In  sostanza si ritiene  fondamentale passare da IO- NOI per poter vivere al meglio.

Penso che questo modello sia innovativo e alcuni aspetti possano essere ripresi nel resto dell’Europa e in particolare in Italia. Per quanto riguarda l’empatia mi risulta difficile immedesimarmi a livello di un bambino.

Importante in tale modello il continuo confronto, discussione, momenti di riunione generale della famiglia o di amici per fare solo il “punto” oppure di parlare di eventuali problematiche. Non si esclude in conflitto costruttivo a scapito di quello distruttivo.

Il parlare insieme, organizzare insieme eventi, momenti di condivisione e scambi favorisce lo sviluppo di relazioni solide e durature. Importanti anche per la crescita dei bambini e di tutte le famiglie.

 

Fonti:

M. Toureil Soderberg Il metodo danese per vivere felici, newton Compton, 2016

9788854197152-Il-metodo-danese-per-crescere-bambini-felici

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J.Alexander, I sandhal, Il metodo danese, newton Compton, 2016

7646966_2128068

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Hannah Arendt: La Banalità del male

 

Hannah Arendt, filosofa tedesca nota per questa pubblicazione “la banalità del male”.

L’autrice considera Eichmann, membro delle ss colui che portò milioni di ebrei nei campi  di sterminio un uomo ordinario, normale non psicopatico come si potrebbe supporre.

Eichmann è uomo che eseguiva meccanicamente ciò che veniva ordinato dal regime era un esecutore.

L’autrice identifica il male come banale non nel caso del genocidio ma nel caso che egli non sente che quel tipo di atti sono fortemente negativi.

Il processo seguito da Hanna Arendt nei confronti di Eichmann vede appunto il protagonista ordinario, normale senza particolari problematiche psicologiche in sostanza rimase sorpresa dalla sua figura. Egli si dimostra quasi “cieco” in merito alle sue azioni che potremmo identificare incapace di intendere e volere essendo subalterno a Hitler.

Le tematiche del libro permeano l’obbedienza in quanto il membro delle SS ha dovuto obbedire per compiere tali atti. Atti che sono stati comandati e che per questo considerati  come obbligo essendo il suo lavoro.

Altro concetto fondamentale è la responsabilità nei confronti di tali atti e la giustizia  nei confronti dell’uomo che viene processato per i crimini commessi.

Questi sono i punti principali del libro.  Vi invito alla lettura e all’approfondimento.

Il Giardino Della Pedagogia

Maria Sara

 

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https://amzn.to/2rcjvJb SITO GENERALE

 

Ibs

 

la banalità del male