Il Metodo educativo danese

 

Il modello educativo danese rappresenta un modello innovativo in quanto si può ritenere uno stile di vita in senso globale. Qui in questo articolo analizzeremo l’ambito educativo.

Il modello danese puo’ essere riassunto con il termine PARENT (genitore) in lingua anglosassone nello specifico nell’acronimo della parola.

P significa play (gioco) perché il gioco libero crea adulti più felici, sereni con meno ansie,stress e capaci di essere resilienti.

A significa l’autenticità che crea figli più forti durante il periodo della crescita.

R significa invece ristrutturazione, riformulare quindi le esperienze vissute per cambiare la vostra vita e quella dei figli ponendola nel modo migliore.

E di empatia comprende l’interiorizzazione e l’immedesimarsi nei panni dell’altro come effetto per sviluppare appieno il bambino e la famiglia.

N di nessun ultimatum significa approccio democratico , autocontrollo e indipendenza  fondamentali per il bambino.

I intimità e higgie infine si determina creando una forte e robusta rete sociale, di relazioni, interazioni necessarie per vivere più sereni. In  sostanza si ritiene  fondamentale passare da IO- NOI per poter vivere al meglio.

Penso che questo modello sia innovativo e alcuni aspetti possano essere ripresi nel resto dell’Europa e in particolare in Italia. Per quanto riguarda l’empatia mi risulta difficile immedesimarmi a livello di un bambino.

Importante in tale modello il continuo confronto, discussione, momenti di riunione generale della famiglia o di amici per fare solo il “punto” oppure di parlare di eventuali problematiche. Non si esclude in conflitto costruttivo a scapito di quello distruttivo.

Il parlare insieme, organizzare insieme eventi, momenti di condivisione e scambi favorisce lo sviluppo di relazioni solide e durature. Importanti anche per la crescita dei bambini e di tutte le famiglie.

 

Fonti:

M. Toureil Soderberg Il metodo danese per vivere felici, newton Compton, 2016

9788854197152-Il-metodo-danese-per-crescere-bambini-felici

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J.Alexander, I sandhal, Il metodo danese, newton Compton, 2016

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Hannah Arendt: La Banalità del male

 

Hannah Arendt, filosofa tedesca nota per questa pubblicazione “la banalità del male”.

L’autrice considera Eichmann, membro delle ss colui che portò milioni di ebrei nei campi  di sterminio un uomo ordinario, normale non psicopatico come si potrebbe supporre.

Eichmann è uomo che eseguiva meccanicamente ciò che veniva ordinato dal regime era un esecutore.

L’autrice identifica il male come banale non nel caso del genocidio ma nel caso che egli non sente che quel tipo di atti sono fortemente negativi.

Il processo seguito da Hanna Arendt nei confronti di Eichmann vede appunto il protagonista ordinario, normale senza particolari problematiche psicologiche in sostanza rimase sorpresa dalla sua figura. Egli si dimostra quasi “cieco” in merito alle sue azioni che potremmo identificare incapace di intendere e volere essendo subalterno a Hitler.

Le tematiche del libro permeano l’obbedienza in quanto il membro delle SS ha dovuto obbedire per compiere tali atti. Atti che sono stati comandati e che per questo considerati  come obbligo essendo il suo lavoro.

Altro concetto fondamentale è la responsabilità nei confronti di tali atti e la giustizia  nei confronti dell’uomo che viene processato per i crimini commessi.

Questi sono i punti principali del libro.  Vi invito alla lettura e all’approfondimento.

Il Giardino Della Pedagogia

Maria Sara

 

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Ibs

 

la banalità del male

 

 

 

 

Recensione Film di Antonella Montesi

di Antonella Montesi 

 

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Recensione Film: IL PALAZZO DEL VICERÉ

Articolo del concorso “Blogger Per un Giorno” di Prontoeducatore.
Scritto  da Antonella Montesi
Prontoeducatore
un film di Gurinder Chadha
con
gli straordinari interpreti
Hugh Bonneville (Downton Abbey) e Gillian Anderson (X-Files)
  
Distribuzione
 
scuole
 
 
 
Dalla regista anglo-indiana di “Sognando Beckham” Gurinder Chadha, un’opera epica e coinvolgente, di ambientazioni, costumi e fotografia da grande film inglese, che ricostruisce lo straordinario momento politico e diplomatico che portò alla Partizione dell’India e di cui furono protagonisti l’ultimo viceré Lord Mountbatten e i leader locali: Ghandi, Nehru e l’islamico Jinnah, fondatore del Pakistan.
Nel 1947, dopo 300 anni, il dominio dell’Impero Britannico in India si avvicina alla fine. Il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten, con la moglie Edwina e la figlia Pamela, si trasferisce per sei mesi nel maestoso Palazzo del Viceré a Delhi. Il suo delicato compito, come ultimo Viceré, è quello di accompagnare l’India nella transizione verso l’indipendenza. Presto però, nonostante gli insegnamenti di Ghandi, la violenza esplode tra musulmani, induisti e sikh, e sfocia nella cosiddetta “Partition” fra India e Pakistan, coinvolgendo anche gli oltre 500 membri dello staff che lavorano al Palazzo e avendo come esito disastroso milioni di profughi e di morti. E anche la storia d’amore, che sfida le convenzioni e il destino, tra due giovani indiani, entrambi a servizio del Viceré, la musulmana Aalia e l’induista Jeet, rischia di essere travolta dal conflitto delle rispettive comunità religiose.
 
Il film è liberamente ispirato dai libri  Freedom at Midnight di Larry Collins e Dominique Lapierre e The Shadow of the Great Game di Narendra Singh Sarila, oltre che allo studio di documenti politici e diplomatici desecretati.
 
I DOCENTI SU “IL PALAZZO DEL VICERÉ”
 
“Da vedere assolutamente”
 
“Splendido, intenso, commovente, istruttivo”
 
“Tocca temi trasversali con eleganza, efficacia e passione”
“Il film è ottimo per consentire ai ragazzi dei vari indirizzi disciplinari di riflettere su tematiche storiche, politiche, economiche e strategiche. L’intersezione di documenti storici e costruzione filmica consente una proficua fruizione critica”
 
“Affronta in modo appassionato e delicato insieme un nodo cruciale della storia politica, umana e sociale recente. Fa riflettere sulle divisioni di oggi e sul problema dei profughi”
 
“La vera storia si conosce così e le immagini favoriscono la comprensione degli avvenimenti”
 
“Un argomento così interessante e complesso, ma ripeto INTERESSANTE finalmente al CINEMA ! Ho riprovato le sensazioni vissute anni fa nella lettura di due romanzi proprio sulla Partizione… E’ un film onesto, lineare, COMMOVENTE, INTERESSANTE E NECESSARIO”
 
LA PAROLA ALLA REGISTA
“Undici anni fa, andando alla ricerca delle radici della mia famiglia, sono arrivata in Pakistan e ho capito che la casa di mio nonno era in un Paese diverso da quello che avevo sempre immaginato. Mia nonna fu infatti tra i 14 milioni di persone costrette nel giro di una notte, tra il 14 e il 15 agosto 1947, a emigrare da una parte all’altra dell’India a seguito della divisione del Paese, fino ad allora colonia britannica, nei nuovi Stati indipendenti di India e Pakistan. Ho capito cosa significa perdere tutto in una notte. E mentre raccoglievo migliaia di comparse per ricreare un campo profughi del 1947, ci arrivavano le immagini della Siria.
Quando ho iniziato a fare le ricerche per il film la storia mi è apparsa molto diversa da quella che mi avevano insegnato a scuola, in Inghilterra, e cioè che Mountbatten fu costretto a dividere il Paese perché gli indiani iniziarono a massacrarsi. In realtà il Governo britannico, di concerto con l’America, aveva pianificato da tempo come definire la futura mappa dell’Asia del dopoguerra, creando in Pakistan un Stato cuscinetto  da opporre all’URSS, mantenendo la propria influenza in una regione ricca di petrolio. Il mio desiderio era raccontare questa versione dei fatti, poco conosciuta.
Al di là della ricostruzione storica, il film è molto attuale perché parla di confini artificiali, di nazioni che con le loro decisioni interferiscono con altre, delle loro conseguenze sulla gente comune, di empatia per i rifugiati. Di quel che accade quando i politici cercano di dividerci usando come scusa la razza, la lingua o la religione.
Non desideravo soltanto esplorare i motivi storici che hanno portato alla Partizione e concentrarmi sulle dispute politiche di personaggi pubblici. Volevo anche fare in modo che il pubblico comprendesse l’impatto di quella scissione sulla gente comune.
Spero che il mio film possa aiutare la gente a capire le conseguenze logiche di una politica dell’odio e della divisione. Non può essere questo il futuro dell’umanità. Non è una cosa di cui possono essere fieri gli esseri umani. Dunque mi auguro che sia apprezzato dalle persone che si sentono deluse dai politici quando questi predicano l’odio. Mostra le conseguenze dirette di quanto può accadere se si promuove la divisione che può solo sfociare nella morte, nella distruzione e nella violenza.
Avevo bisogno che il messaggio di riconciliazione del film parlasse ai pachistani, agli indiani e agli inglesi e che andasse dritto al cuore delle persone, oltre che alla loro mente. Se avessi voluto fare un film esclusivamente politico, avrei potuto fare un documentario. Ma per raggiungere un pubblico più ampio, avevo bisogno di intrattenere oltre che di istruire. Ed è per questo che ho scelto di intrecciare gli eventi politici con una storia d’amore: in fin dei conti, anche quando il mondo va in pezzi attorno a noi, la vita continua e se da un lato il cuore degli esseri umani patisce la sofferenza, dall’altro possiede anche un’enorme capacità di amare!
 
PROIEZIONI PER LE SCUOLE
Per il suo altissimo valore educativo, culturale e sociale, Il Palazzo del Viceré sarà disponibile, anche in versione originale in lingua inglese con sottotitoli in italiano, per le scuole di tutta Italia dal 12 ottobre fino al termine dell’anno scolastico 2017/2018, con prenotazioni possibili sin d’ora.
Per info e prenotazioni di matinées nei cinema con biglietto ridotto per gli studenti:
Antonella Montesi
349/77.67.796
(dalle 15.00 alle 19.00)

Recensione film: Youth- La giovinezza film di Paolo Sorrentino

Youth di Paolo Sorrentino è un film a mio parere penalizzato fortemente al festival di Cannes. E’ un film bellissimo e denso di significati. Riporto in questo articolo una breve recensione e un commento personale.
I protagonisti principali sono Michel Cane, un direttore d’orchestra e compositore molto famoso che interpreta Fred e Mick, amico di Fred da molti anni e regista internazionale.
I due amici stanno trascorrendo le loro vacanze nelle alpi svizzere in un hotel di lusso.
In questo hotel si succedono diversi ospiti strani ad  esempio miss universo e un attore che non sa come interpretare Hitler ed in “crisi di identità”. Miss universo corrisponde alla giovinezza per i due protagonisti.
I due amici si ritrovano da diverso tempo, chiaccherano insieme ma solo di cose belle.
Fred, vorrebbe smettere di comporre anche se riceve diverse richieste tra cui quella della regina Elisabetta di Inghilterra che all’inizio rifiuta ma verso la fine accetterà e il concerto sarà un successo.
Fred, restio nell’accettare la proposta inglese per via della morte della moglie anche se non recente ma egli specificava piu’ o meno  ” Quelle melodie semplici le condividevo con mia moglie”, come se fossero “private” solo per loro.
Mick, regista famoso aveva come ultimo desiderio un film testamento sulla Vita e chiama una delle attrici piu’ fidate interpretata da Jane Fonda, la quale declina l’offerta ridicolizzando il film e il regista definito “vecchio”!.
Mick alla fine decide di suicidarsi provato da quest’ultima e dalla difficoltà di trovare il finale del film e le diverse difficoltà per poter fare il film.
Alla fine della vacanza e dopo la morte dell’amico regista di Fred, decide di accettare la proposta inglese come ho detto nelle righe precedenti e onorare in un certo qualmodo la memoria della moglie che interpretava insieme a lui l’opera.
Piu’ che un film sulla giovinezza sembra un film sulla vecchiaia in quanto i due personaggi principali fanno un bilancio della propria vita di cio’che hanno fatto o avrebbero dovuto fare o avrebbero fatto diversamente o meglio. Qui si evince la fase dello psicologo Erickson che chiama vecchiaia  dai 65 in poi, l’ integrità dell’Io/disperazione in cui appunto si attua un bilancio della propria vita i frutti di cio’ che si è costruito per lasciare alle generazioni future. Si pensa anche alla morte e a come approcciarsi ad essa a cosa lasciare ecc.
Nonostante tutto il messaggio di questo film a mio parere è che la vita va vissuta a pieno e che la vita è una Non sprecarla!
Gli anziani sono piu’ che mai fondamentali nella società, al giorno d’oggi aiutano i figli o i nipoti non solo dal punto di vista economico ma anche familiare ed affettivo.
L’allungamento della vita ha portato a squilibri anche legati ai servizi per anziani, al sostegno sociale e sanitario. Occorre non solo pensare al giovane o al disabile o al bambino ma anche ai nostri anziani.! Fanno molto per noi!

p.s. Non sono un’ esperta nella recensioni questa è solo frutto di considerazioni personali.