Capire le emozioni: dalla psicologia alla pedagogia

 

Quante volte indoviniamo le emozioni o le espressioni facciali dell’altro? Oppure quanto volte ci soffermiamo su un dettaglio? Sappiamo riconoscere chi mente? Hai detto mai una bugia? menti abitualmente?

Gli studi sulle emozioni sono abbastanza numerosi in campo psicologico uno tra questi è lo studio delle espressioni e microespressioni facciali eseguito da Paul Ekman ( psicologo e professore universitario statunitense) noto per i suoi studi in questo senso.

Tali studi sono noti al grande anche per la nota serie tv usa Lie To Me.

Leggendo il libro dell’autore diviso in tre parti: una parte teorica di analisi dettagliata dei suoi studi insieme al suo team di esperti in Papua Nuova Guinea mostrando che le emozioni sono universali. Sono state fatte numerose prove nelle diverse parti dell’Isola.

Capire le emozioni_ dalla psicologia alla pedagogia social tubaanail

La seconda parte è una parte teorica riguardo le emozioni di base con alcune fotografie dettagliate di un uomo e una donna in formato foto tessera nella quale mostrano le diverse espressioni facciali o meglio le emozioni di base tristezza, paura, sorpresa, rabbia…

Emozioni che proviamo anche noi appunto essendo universali.

Significativa questa parte per poter comprendere la terza e ultima parte più pratica.

La terza parte infatti include alcune fotografie ed esercizi pratici che si possono fare in gruppo anzi è preferibile oppure in due per poter essere allenati a riconoscere non solo le emozioni ma sopratutto a riconoscere una bugia o la persona che mente.

Come dicevo nel video è importante anche per chi lavora nel sociale sopratutto pedagogista ed educatore il quale lavora a strettissimo contatto e quotidianamente con l’utenza fragile e problematica.

Lo consiglio caldamente come lettura ed approfondimento. Trovate anche numerosi articoli, video e libri sempre dell’autore.

Qui sotto vi suggerisco il link Amazon dove ho preso spunto per il libro e il video.

Fonti:
giù la amschera eikman
Link Amazon (sono affiliata)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

L’arteterapia come approccio educativo rivolto a tutte le fasce d’età

di Barbara Castellano, collaboratrice blog.

L’arteterapia è l’arte della narrazione cheogni persona intraprende per trovare la propria modalità per esprimersi artisticamente.

L’arteterapia significa terapia attraverso l’arte, ossia associa l’attività creativa con finalità estetica all’obiettivo di curare, di alleviare e di migliorare problemi, sintomi e malattie, è considerata un percorso di appoggio e di cura a livello psicologico e psicoterapeutico.

Essa è un recente campo di studi che si è sviluppato nei paesi anglosassoni (Usa e Inghilterra) verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, e ha trovato il suo primissimo impiego nella riabilitazione dei soldati che rientravano dal fronte di guerra, per aiutarli a superare i loro problemi psichici.

In Italia è approdata negli anni ’70, in particolare, quando c’è stato il mutamento dei servizi di Salute Mentale, determinato dalla riforma del Servizio del Sistema Nazionale Sanitario.

Attualmente l’arteterapia è considerata una tecnica di sviluppo personale, di autoconoscenza, e di espressione emotiva.

Sebbene gli effetti della contemplazione dell’arte sulla mente e sulla fisiologia umana fossero già noti agli antichi, solo in un momento successivo, grazie alla psicoanalisi freudiana dalla quale deriva ed alle esperienze della psicoterapia dinamica, l’arteterapia si sviluppò come una disciplina autonoma con un proprio carattere multidisciplinare e multiprofessionale.

Essa ha trovato un forte impulso negli studi americani, ed è stata definita dall’AATA(American Art Therapy Association) come una professione nell’ambito della salute mentale che usa il processo creativo per migliorare e risollevare il benessere fisico, mentale ed emotivo degli individui, a prescindere dalla loro età.

In questo modo, diventa fondamentale la credenza che il processo creativo e l’espressione artistica aiutino le persone a risolvere conflitti e problemi, a sviluppare le abilità interpersonali, a gestire i comportamenti, a ridurre lo stress, ad aumentare l’autostima e la coscienza di sé stessi, ed a raggiungere l’insight(introspezione).

La descrizione precedente è l’accezione psicologica ed analitica del processo dell’arteterapia. Ciò che conta è che si può inoltre usare questo percorso da un punto di vista socio-educativo ed esso è rivolto a tutte le fasce d’età.

Quando l’arteterapia è indirizzata ad essere un intervento socio-educativo, essa contribuisce a dare risposte alle necessità sociali o personali di ogni individuo coinvolto nel processo; attraverso le attività di ozio e di tempo libero per scoprire le potenzialità nascoste ed inoltre per appoggiare i processi di interazione sociale delle persone implicate.

Il ruolo professionale dell’arteterapeuta, in questo caso, è quello dell’istruttore- mediatore, che ha il compito di condurre il laboratorio-atelier, di organizzare lo spazio, e di controllare la presenza di tutto il materiale prima che arrivino gli utenti.

L’arteterapeuta dà l’’impostazione al laboratorio secondo il metodo scelto, con obiettivi di sviluppo socio-educativi distinti fra loro; accoglie le persone in un’atmosfera calma e tranquilla, nella quale mette a suo agio gli utenti, ed indirizza il lavoro artistico, in considerazione del gruppo di riferimento e delle problematiche presenti.

L’arteterapeuta pone la sua figura in maniera discreta, cercando nell’espressione artistica la vera fonte del cambiamento della persona, avviando il percorso su attività di tipo plastico, manuale, e di disegno.

Il mezzo che unisce le due parti (arteterapeuta-utente), coinvolte nel procedimento, si riferisce essenzialmente al prodotto artistico.

Il linguaggio usato è quello delle immagini o degli oggetti prodotti, finalizzati ad uno sviluppo comunitario o personale, all’integrazione sociale, ed alla ricreazione del singolo e del gruppo nel suo complesso.

Dott.ssa Barbara Castellano- insegnante, educatrice socio-pedagogica

Biografia e webgrafia:

Arieti S. (1979) – Creatività La sintesi magica -ed. Il Pensiero Scientifico1979

Dierssen, M. (2016) El cerebro artístico. La creatividad desde la neurociencia

Lopez Martinez, M.D. (2010) Arteterapia. Concepto y evolución histórica

Articolo diwww.ilgiardinodeilibri.it/speciali/arteterapia-come-funziona-e-in-cosa-consistedell’ottobre 2017

Il Volo Gigante

 

di  Nico Maraja

 

“Non ho niente da insegnare… Voglio soltanto divertire… Ma divertendosi con le mie storie, i bambini imparano

la cosa più importante: il gusto della lettura! Si staccano dal televisore, prendono familiarità con la carta

stampata. Più avanti nella vita questo allenamento gli servirà per affrontare temi più seri! E chi avrà cominciato

presto a leggere libri … andrà più lontano!” (R. Dahl)

roaldahlnico1

 

Scrittore creativo ed originale, Roald Dahl risulta uno degli autori per ragazzi più

celebrato ed amato. Ha sempre messo al centro dei suoi racconti il punto di vista dei

bambini, mostrandosi spesso irriverente nei confronti delle figure adulte. Dahl non fu

solo un grande scrittore per l’infanzia, ma anche un aviatore dell’Aereonautica inglese

durante la seconda Guerra Mondiale, una spia dei servizi segreti e uno sceneggiatore

di successo per il cinema.

Proprio sulla storia e sulle storie di questo eccentrico autore è incentrato lo spettacolo

“Roald Dahl, il Volo Gigante” di cui l’eclettico musicista e cantautore Nico Maraja ha

composto le musiche.

Uno spettacolo prodotto e ideato dalla storica compagnia romana Marionette

Accettella nel quale tre narratori-artisti si incontrano sul palco e, con un dialogo fra

discipline differenti (musica, recitazione e teatro di figura), dipanano la storia che,

come in un “volo fantastico”, a partire da episodi della biografia dell’autore, si

trasforma e si fonde nelle vicende degli eccentrici personaggi dei racconti di Dahl.

Le musiche di Nico Maraja accompagnano e descrivono dal vivo vicende e personaggi

dando voce alla fantasia degli spettatori in un’atmosfera magica tra canzone d’autore,

rap, sperimentazioni ed orchestrazioni classiche.

Con il contributo delle etichette Noteum e Non è Mica Dischi, quest’opera diviene un

vero e proprio album che cerca di raccogliere le suggestioni musicali ideate dal

cantautore-pianista per questo magico spettacolo.

Mentre lo spettacolo è una produzione del 2017, l’album viene pubblicato nel 2018 e

vede la partecipazione di Massimo De Lorenzo ed Enrico Accettella come voci narranti.

Ancora una volta, dopo “Diana” ed “Astrautore”, la penna di Maraja genera un’opera

onirica e fantasiosa dove questa volta il tema è il volo, tema tanto caro allo stesso

Dahl.

Una musica nata in un teatro per ragazzi ma che può facilmente volare a

raccontare suggestioni anche alle orecchie degli ascoltatori più grandi.

 

Nico Maraja

 

 

Contatti:

info@nicomaraja.com

Fb: Nico Maraja

Ig: Nico Maraja

Su Spotify:

Nico Maraja – Il Volo Gigante

 

 

Recensione libro G.Stella: Tutta un’altra scuola

Stella,  autore del libro Tutta un’altra scuola propone un radicale cambiamento del sistema scolastico invitando a cambiare la didattica e le modalità di apprendimento.

La scuola secondo Stella deve cambiare ma deve cambiare sul serio a partire dalla formazione degli insegnanti a livello globale.

L’autore propone la metodologia della didattica rovesciata in cui l’insegnante o il docente guida, collabora e affianca gli studenti non ha un ruolo autoritario o autoreferenziale.

La parola degli studenti è fondamentale , l’ascolto, l’osservazione e la collaborazione applicando il cooperative Learning necessario per apprendere meglio e velocemente.

Secondo Stella è necessario anche cambiare le valutazioni non solo in termini numerici ma anche nelle modalità di valutazione.

Bisogna seguire il futuro e non rimanere ancorati al passato dice l’autore sopratutto per chi ha problemi di apprendimento ( BES, DSA, etc) questa scuola non permette loro di fare nulla o ben poco proprio in tal senso è necessario cambiare!.

L’insegnante deve comprendere l’allievo non deve valutare.

Per quanto riguarda le nuove tecnologie Stella è favorevole purché ci sia una guida da parte del docente formato all’utilizzo di tali strumentazioni.

L’ultimo di tali strumenti sviluppa e aiuta fortemente coloro che hanno determinate disabilita o difficoltà.

Possono quindi sollecitare, aumentare e migliorare le abilità e le capacità del bambino disabile.

In questo senso sono favorevole e il libro offre numerosi spunti in tal senso con esempi pratici di bambini seguiti dall’autore.

Il libro in sostanza si compone di una parte teorica  e una pratica costituita da esperienze, esempi e parole chiave importanti per capire la metodologia e il reale cambiamento che l’autore promuove.

Il libro non è lungo, è piacevole nella lettura, scorrevole e pratico. Da leggere non solo dagli insegnanti ma anche da educatori, pedagogisti e coloro che lavorano all’interno delle scuole.

 

 

 

Fonti:

G.Stella, Tutta un’altra scuola, Giunti, 2017

66291l

LINK Amazon (sono affiliata)

https://amzn.to/2mh880L

Dipendenza Affettiva: si può morire per amore?

 

di

Maria Mastrorilli, collaboratrice del blog (articoli e social)

 

 

L’amore nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più positive e più sane, rappresenta un naturale e profondo bisogno di ogni essere umano. Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o ancor peggio “dolorosa ossessione” in sui si altera quel processo di “dare” e “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. La DIPENDENZA AFFETTIVA (DA)è una modalità patologica di vivere la relazione, in cui la persona dipendente arriva a negare i propri bisogni ed a rinunciare al proprio spazio vitale pur di non perdere il partner, considerandolo unica e sola fonte di gratificazione nonché fondamentale fonte di “amore” e cura. Il punto tuttavia è che spesso questi partner non sono affatto gratificanti ma, al contrario, si tratta di persone con le quali si instaura una relazione insoddisfacente, infelice e dolorosa. Il dipendente affettivo infatti prova un tale bisogno, assoluto e ossessivo, di rassicurazione e di certezze da indurre una sorta di “perdita dell’Io” ed una condizione in cui l’altro rappresenta il solo elemento di ebbrezza e di gratificazione possibile. La DA fa parte delle cosiddette “New Addictions”, quelle forme di DIPENDENZE COMPORTAMENTALI,poiché non vedono coinvolta alcuna sostanza chimica (come alcol o sostanze di abuso): l’oggetto di queste dipendenze infatti è un comportamento (o una persona nel caso della DA) o un’attività lecita e socialmente accettata. La DA (Love Addiction) sembra una patologia declinata soprattutto al femminile e coinvolgente maggiormente le donne: il 99% dei soggetti dipendenti affettivi è di sesso femminile, con fascia di età variabile dalla post-adolescenza (età dai 20 ai 27) fino all’età adulta delle donne con figli. Nonostante la diversità di età, alcuni specifici elementi accomunano tutte queste donne: si tratta di donne fragili; bisognose di conferme;con una scarsa autostima;terrorizzate dal fantasma dell’abbandono; tendenti alla iperresponsabilizzazione; provenienti da famiglie problematiche(abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, storia di alcolismo, bulimia o altre dipendenze nei genitori) nelle quali sono cresciute sviluppando un profondo e radicato vissuto di inadeguatezza ed indegnità personale. La DA si accompagna frequentemente ad altre condizioni di sofferenza psicologica: Disturbo Post-Traumatico da Stress conseguente ad abusi sessuali con manifestazioni quali incubi notturni, attacchi di panico, sintomi dissociativi, perdita di concentrazione e vuoti di memoria, distimia. Altre forme di dipendenza: ad esempio quella da cibo, sesso, gioco d’azzardo, sostanze o attività fisica; Disturbo Ossessivo Compulsivo; disturbi d’ansia. È possibile uscire dalla dipendenza affettiva, ma per farlo occorre andare alla scoperta di sé stessi, della propria identità e dei propri bisogni. Occorre imparare ad amarsi, e costruire una propria dimensione individuale ben distinta da quella dell’altro. Questa è la base imprescindibile per stare bene con sé e con gli altri, e per poter costruire un rapporto di coppia sano e basato sull’uguaglianza. È infatti illusorio pensare di poter trovare all’esterno quello che ci manca!. Il dipendente affettivocerca con ostinazione amore dagli altri, ma questa spirale di sofferenza può finalmente essere spezzata cercando innanzitutto la propria identità, per non rischiare di fondersi con l’altro e di perdersi definitivamente. L’amore sano è tra due persone, tra due cuori che crescono assieme e danno ognuno un proprio contributo al rapporto!. Nella dipendenza invece ci sono due individui che in realtà finiscono per fondersi e uno dei due per scomparire, come se non avesse diritto di esistere. Questo tipo di amore non può funzionare ma genera solo grande sofferenza!. È consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionistache ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale.

Dott.ssa Maria Mastrorilli, Educatrice professionale socio-pedagogica

BIBLIOGRAFIA E WEBGRAFIA:

“La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?”Cesare Guerreschi. Franco Angeli. 2011.

Dott.ssa Annalisa Barbier “La dipendenza affettiva: sintomi, origine e trattamento” https://www.psicoterapiapersona.it/dipendenza-affettiva/consultato in data 09/08/2018

Dott.ssa Monia Ferretti “Amore e dipendenza affettiva: come riconoscerla e superarla”http://www.eticamente.net/46025/dipendenza-affettiva-come-uscirne.htmlconsultato in data 09/08/2018