Dipendenza Affettiva: si può morire per amore?

 

di

Maria Mastrorilli, collaboratrice del blog (articoli e social)

 

 

L’amore nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più positive e più sane, rappresenta un naturale e profondo bisogno di ogni essere umano. Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o ancor peggio “dolorosa ossessione” in sui si altera quel processo di “dare” e “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. La DIPENDENZA AFFETTIVA (DA)è una modalità patologica di vivere la relazione, in cui la persona dipendente arriva a negare i propri bisogni ed a rinunciare al proprio spazio vitale pur di non perdere il partner, considerandolo unica e sola fonte di gratificazione nonché fondamentale fonte di “amore” e cura. Il punto tuttavia è che spesso questi partner non sono affatto gratificanti ma, al contrario, si tratta di persone con le quali si instaura una relazione insoddisfacente, infelice e dolorosa. Il dipendente affettivo infatti prova un tale bisogno, assoluto e ossessivo, di rassicurazione e di certezze da indurre una sorta di “perdita dell’Io” ed una condizione in cui l’altro rappresenta il solo elemento di ebbrezza e di gratificazione possibile. La DA fa parte delle cosiddette “New Addictions”, quelle forme di DIPENDENZE COMPORTAMENTALI,poiché non vedono coinvolta alcuna sostanza chimica (come alcol o sostanze di abuso): l’oggetto di queste dipendenze infatti è un comportamento (o una persona nel caso della DA) o un’attività lecita e socialmente accettata. La DA (Love Addiction) sembra una patologia declinata soprattutto al femminile e coinvolgente maggiormente le donne: il 99% dei soggetti dipendenti affettivi è di sesso femminile, con fascia di età variabile dalla post-adolescenza (età dai 20 ai 27) fino all’età adulta delle donne con figli. Nonostante la diversità di età, alcuni specifici elementi accomunano tutte queste donne: si tratta di donne fragili; bisognose di conferme;con una scarsa autostima;terrorizzate dal fantasma dell’abbandono; tendenti alla iperresponsabilizzazione; provenienti da famiglie problematiche(abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, storia di alcolismo, bulimia o altre dipendenze nei genitori) nelle quali sono cresciute sviluppando un profondo e radicato vissuto di inadeguatezza ed indegnità personale. La DA si accompagna frequentemente ad altre condizioni di sofferenza psicologica: Disturbo Post-Traumatico da Stress conseguente ad abusi sessuali con manifestazioni quali incubi notturni, attacchi di panico, sintomi dissociativi, perdita di concentrazione e vuoti di memoria, distimia. Altre forme di dipendenza: ad esempio quella da cibo, sesso, gioco d’azzardo, sostanze o attività fisica; Disturbo Ossessivo Compulsivo; disturbi d’ansia. È possibile uscire dalla dipendenza affettiva, ma per farlo occorre andare alla scoperta di sé stessi, della propria identità e dei propri bisogni. Occorre imparare ad amarsi, e costruire una propria dimensione individuale ben distinta da quella dell’altro. Questa è la base imprescindibile per stare bene con sé e con gli altri, e per poter costruire un rapporto di coppia sano e basato sull’uguaglianza. È infatti illusorio pensare di poter trovare all’esterno quello che ci manca!. Il dipendente affettivocerca con ostinazione amore dagli altri, ma questa spirale di sofferenza può finalmente essere spezzata cercando innanzitutto la propria identità, per non rischiare di fondersi con l’altro e di perdersi definitivamente. L’amore sano è tra due persone, tra due cuori che crescono assieme e danno ognuno un proprio contributo al rapporto!. Nella dipendenza invece ci sono due individui che in realtà finiscono per fondersi e uno dei due per scomparire, come se non avesse diritto di esistere. Questo tipo di amore non può funzionare ma genera solo grande sofferenza!. È consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionistache ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale.

Dott.ssa Maria Mastrorilli, Educatrice professionale socio-pedagogica

BIBLIOGRAFIA E WEBGRAFIA:

“La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore?”Cesare Guerreschi. Franco Angeli. 2011.

Dott.ssa Annalisa Barbier “La dipendenza affettiva: sintomi, origine e trattamento” https://www.psicoterapiapersona.it/dipendenza-affettiva/consultato in data 09/08/2018

Dott.ssa Monia Ferretti “Amore e dipendenza affettiva: come riconoscerla e superarla”http://www.eticamente.net/46025/dipendenza-affettiva-come-uscirne.htmlconsultato in data 09/08/2018

Il Metodo educativo danese

 

Il modello educativo danese rappresenta un modello innovativo in quanto si può ritenere uno stile di vita in senso globale. Qui in questo articolo analizzeremo l’ambito educativo.

Il modello danese puo’ essere riassunto con il termine PARENT (genitore) in lingua anglosassone nello specifico nell’acronimo della parola.

P significa play (gioco) perché il gioco libero crea adulti più felici, sereni con meno ansie,stress e capaci di essere resilienti.

A significa l’autenticità che crea figli più forti durante il periodo della crescita.

R significa invece ristrutturazione, riformulare quindi le esperienze vissute per cambiare la vostra vita e quella dei figli ponendola nel modo migliore.

E di empatia comprende l’interiorizzazione e l’immedesimarsi nei panni dell’altro come effetto per sviluppare appieno il bambino e la famiglia.

N di nessun ultimatum significa approccio democratico , autocontrollo e indipendenza  fondamentali per il bambino.

I intimità e higgie infine si determina creando una forte e robusta rete sociale, di relazioni, interazioni necessarie per vivere più sereni. In  sostanza si ritiene  fondamentale passare da IO- NOI per poter vivere al meglio.

Penso che questo modello sia innovativo e alcuni aspetti possano essere ripresi nel resto dell’Europa e in particolare in Italia. Per quanto riguarda l’empatia mi risulta difficile immedesimarmi a livello di un bambino.

Importante in tale modello il continuo confronto, discussione, momenti di riunione generale della famiglia o di amici per fare solo il “punto” oppure di parlare di eventuali problematiche. Non si esclude in conflitto costruttivo a scapito di quello distruttivo.

Il parlare insieme, organizzare insieme eventi, momenti di condivisione e scambi favorisce lo sviluppo di relazioni solide e durature. Importanti anche per la crescita dei bambini e di tutte le famiglie.

 

Fonti:

M. Toureil Soderberg Il metodo danese per vivere felici, newton Compton, 2016

9788854197152-Il-metodo-danese-per-crescere-bambini-felici

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J.Alexander, I sandhal, Il metodo danese, newton Compton, 2016

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Anime, manga e video- games:L’impatto sui bambini e le critiche della società

di

Dott.essa Maria Lucia Pipoli, educatrice

 

Anime, manga, videogiochi, sono dei prodotti mediatici, e come ogni prodotto mediatico vogliono sempre comunicarci qualcosa e spetta al pubblico captarne il messaggio. Ma come captiamo noi adulti questo messaggio? Perchè molti insegnanti, genitori, psicologi criticano aspramente il desiderio dei bambini di leggere un fumetto, guardare un cartoon o giocare ai video-games? Questi hobbies sono accusati di installare nel bambino aggressività, pigrizia nello svolgere i compiti di scuola, bullismo, e soprattutto di far scoprire troppo presto al bambino la sessualità e altri temi così forti. E così partono le censure, i tagli di scene, i capricci dei bambini che non capiscono perchè un genitore debba impedire di guardarsi un bel cartoon o giocare ai videogames. Ma chi siamo noi adulti per negare tutto questo ai bambini? Penso che siamo gli stessi che da piccoli amavano fare le stesse cose che fanno i bambini di oggi (parlo della generazione a partire dagli anni Settanta-Ottanta, fino alla mia generazione, gli anni Novanta, ma con una tecnologia molto meno avanzata), e cioè finire i compiti in fretta, e rilassarsi e divertirsi accendendo la tv o leggendo un bel fumetto. La rapida diffusione dei manga qui in Italia, a partire dagli anni 70’, a partire da “Il grande Mazinga”,seguito da generi per ragazzi e per ragazze, ha fatto sì che piovessero critiche e forti censure. Scene di lotta e sessualità e/o nudità, e ancora razzismo, schiavitù, competizione, bullismo, omosessualità parevano scioccare, e scioccano ancora oggi i genitori, gli psicologi, a tal punto che nelle edicole venivano venduti solo fumetti censurati e cartoons (cioè gli anime) tagliati in alcune scene. Chi non ricorda per esempio, “Dragon Ball” ,“Sailor Moon”,

“Doaremon”, “Georgie”, “One Piece”, “Naruto” ,“L’incantevole Creamy”, “Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo”, “Pokèmon”, “E’ quasi magia Johnny” “L’uomo Tigre” e persino “Ken il Guerriero”? Anime bellissimi, commoventi, pieni di tematiche forti, che hanno avuto ben presto reazioni forti e aspre critiche; Ken il guerriero, Naruto, One Piece e Dragon Ball e l’Uomo Tigre hanno troppa violenza, i Pokèmon hanno un qualcosa di satanico e malvagio; per finire Sailor Moon fu duramente attaccato da una psicologa che affermava quanto fosse sbagliato trattare la tematica dell’omosessualità, in quanto avrebbe messo confusione e dubbi nella testa di un adolescente in maniera precoce riguardo la propria sessualità e che le nudità che mostravano le guerriere durante le trasformazioni erano oscene. Molte critiche fatte a questi bellissimi anime derivavano però, anche dai “Creepy Pasta”, ovvero presunte storie d’orrore che riguardavano l’ossessione che alcuni bambini nutrivano per questi anime. Queste storie, probabilmente inventate,hanno influenzato l’opinione di molte persone; anche oggi l’atteggiamento di molti bambini e ragazzi, nei confronti dei videogames,ha fatto allarmare in maniera esagerata la società: in Giappone, per esempio si sono diffuse le generazioni  degli  “otaku” e “kawaii” e l’abitudine dei “cosplay”, cioè di travestirsi da personaggi di manga. L’”otaku” è un termine giapponese che indica una subcultura giapponese di appassionati, in maniera quasi ossessiva a manga, anime, video-games, fenomeno che si è diffuso anche in Occidente col termine di “nerd” oppure “geek”; i “kawaii” sono coloro che sono ossessionati dall’acquisto di oggetti morbidi, rotondeggianti, colorati in maniera tenua e soprattutto carini da guardare (kawaii significa carino, delizioso o amabile). Questo tipo di ossessioni sono un modo di essere, di rifugiarsi in un mondo interiore, che solo poche persone possono comprendere. Anche i videogiochi, ovunque siano ambientati, sono stati spesso oggetti di critiche; chi li considerava la causa della sedentarietà e obesità infantile, chi invece li considerava la causa dell’aggressività e bullismo e persino la causa del rendimento scolastico poco brillante. Nessuno però ha considerato anche l’aspetto positivo, il messaggio nascosto e l’effetto sui bambini. Alcune ricerche attuali, infatti, hanno considerato che alcuni tipi di videogiochi, per come sono impostati, possono favorire lo sviluppo dell’intelligenza e del ragionamento. Leggere i manga o guardare gli anime, possono invece, essere d’aiuto nella creatività, nella costruzione di temi, o persino nell’idea di cosa un bambino vorrebbe diventare da grande. L’elemento magico, l’eroe, la storia, lascia che i bambini e i ragazzi siano coinvolti in storie commoventi, con impatto positivo. Si dice spesso che i bambini abbiano una fantasia innata; ma ovviamente anche i cartoons hanno il loro effetto. Penso che questo aspetto sia sottovalutato da molti genitori, e anche da molti insegnanti; se il bambino ama leggere fumetti, sarebbe per esempio utile inserire nella biblioteca la sezione “fumetti”, per invogliare il bambino a leggere. Infine sarebbe utile che anche noi aduti, prima di giudicare quello che vedono i nostri bambini, dovremmo dare un’occhiata a questo mondo magico e stupendo, per ricordarci ogni tanto che anche noi siamo stati bambini.

 

 

 

Dott.essa Maria Lucia Pipoli, educatrice.

 

 

Principesse Disney: Davvero tutte dolci e carine?

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Cari lettori,

Propongo qui una curiosità/dubbio  che avevo da tempo e finalmente mi sono chiarita le idee riguardo alle principesse Disney. Io da piccola ho visto la sirenetta Ariel, Biancaneve e un po’ Aladino con la principessa Esmeralda. Il resto per me era noia! Andavo matta per i manga. Quello che avevo visto della Disney citato sopra  mi è stato imposto dai genitori.  Per quanto riguarda la Disney ho pregiudizio su di loro legato al marketing, ai contenuti e a come li trasmettono ed educano questi bambini. Parto quindi prevenuta è vero ma dopo aver letto la verità sulle principesse, la loro vera storia preferisco quest’ultima in quanto credo nell’originalità e non nella modifica o menzogna delle storielle Disney.

Il finale o parti della storia sonoi state addolcite e modificate dalla Disney in quanto dietro alle principesse “carine e belle” si nasconde  un lato macabro. Ne analizzeremo quattro”La Sirenetta”, “Biancaneve” e “La Bella Addormentata nel Bosco”e infine ” Cenerentola”.

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LA SIRENETTA


Originale, Andersen: il principe sposa un’altra e la Sirenetta si suicida.

Originale, Undine: il principe la tradisce e la protagonista lo uccide.

Il cartone animato della Disney si ispira all’omonima favola di Andersen.
Nella storia originale Ariel non perde la voce ma non ha più la lingua inoltre il principe si innamora di una ragazza diversa, spezzandole definitivamente  il suo cuore.
Successivamente lei uccide il principe e si suicida andando in mare e si trasforma in schiuma.

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LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

Originale: il re abusa della bella addormentata che verrà svegliata dopo la nascita dal figlio nato dalla brutale violenza

Come afferma il sito “diregiovani.it” Il racconto di Giambattista Basile del 1634, può dirsi alla base delle moderne versioni che hanno dato origine alla fiaba La bella addormentata così come la conosciamo, inclusa la versione di Perrault del 1697.
Nella storia originale, il sonno di Aurora è causato da una scheggia di lino e non esiste nessun principe ne tantomeno un bacio nella favola.
Il  re infatti la trova, la stupra  e  poi ritorna nel suo regno come se nulla fosse accaduto.
Sempre dal sito web precedente si afferma “la bella addormentata,  vittima dello stupro e del sonno, rimane incinta e partorisce  due gemelli.
Uno di loro le succhia il dito, tirando fuori la scheggia intrappolata svegliandola.
Dopo una serie di peripezie, il re che aveva abusto di lei, la ritrova e la sposa.

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CENERENTOLA
Originale: Cenerentola uccide la matrigna

Dal sito diregiovani.it viene descritta la scena dove le sorelle si tagliano una l’alluce e l’altra il tallone per entrare nella scarpetta.
Il loro inganno è smascherato quando gli uccelli incantati  scoprono il sangue sulle loro calze.
Come punizione per la loro crudeltà, gli uccelli beccano loro gli occhi.
Anche se questa è un’eccellente versione di Cenerentola, non è la storia che ha ispirato il cartoine della Disney. Lo stesso è basato su una storia di Charles Perrault, pubblicata nel 1697.
Nella versione di Basile del ’67 Aurora confida la crudeltà della matrigna.
La governante le consiglia di risolvere la situazione uccidendola.
Cenerentola le romperà il collo e riesce a convincere  il padre a sposare la governante.
Si scopre però che questa nascondeva sette belle figlie, e una volta venute allo scoperto, il padre di Cenerentola perde interesse per sua figlia lo si legge sempre nel sito diregiovani.
Tutti iniziano ad abusare e a violenatarla  e viene schiavizzata a lavorare nelle case.  Il resto della storia non è stato modificato dalla Disney.

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BIANCANEVE
Originale: Biancaneve è torturata e trasformata in schiava

Nellastroia originale dei fratelli Grimm, la regina ordina a un cacciatore di riportare i polmoni e il fegato di Biancaneve come prova della morte della principessa.
Il cacciatore riporta le viscere di un maiale e la regina divora avidamente gli organi.

La Regina cerca di uccidere Biancaneve tre volte: prima le stringe forte il corsettoquasi a farla svenire, la seconda volta le spazzola i capelli con un pettine avvelenato, che la induce a cadere in un sonno simile alla morte, i nani rimuovono il pettine e lei si risveglia.
Infine, la regina avvelena una mela che Biancaneve mangia e portandola in uno stato di morte apparente.
I nani ripongono il suo cadavere in una bara di vetro che un principe trova e decide di portarla a casa con lui. Qui lo si nota sia nel sito diregiovani.it, sia nel sito consmopolitan e sia in robadadonne.
Quando la bara viene spostata, un pezzo di mela cade dalla gola di Biancaneve e lei si risveglia.
Al matrimonio, la Regina viene obbligata  a mettere delle scarpe di ferro bollenti e fatta ballare fino a quando non muore.

Le idee prese in prestito dai Grimm per la loro storia vengono da un racconto chiamato “La schiavottella”, scritto da Giambattista Basile nel 1634. Questa è un’altra storia e riprenderemo successivamente.

Fonti:

https://www.diregiovani.it/2014/07/08/1821-32237-disney-favole-origini-oscure-finali-dark.dg/

http://www.robadadonne.it/86405/storie-vere-delle-principesse-disney/

http://www.cosmopolitan.it/lifestyle/a111829/storie-vere-dietro-personaggi-disney/

I Videogiochi: Rischi ed Opportunità per i giovani

videogiochi

Quali rischi si rincorrono nei videogiochi per i nostri bambini? Quali sono le opportunità e i benefici che possono avere?
Se sei un genitore queste domande le avrai sentite molte volte.
Qui cerchero’ di risponderle in modo semplice e cercando un possibile compromesso tra voi e i vostri figli. I videogiochi possono essere un valido strumenti se usati con moderazione per migliorarli dal punto di vista cognitivo.
Qui infatti voglio spiegare non sono i difetti ma anche i pregi nell’utilizzo di tali tecnologie.
Inizio con analizzare i difetti che sono abbastanza comuni ed evidenti in tutti noi quali sedentarietà,riduzione dei rapporti interpersonali, aggressività, atteggiamenti violenti e difficoltà nei rapporti prosociali.
I benefici invece sono un miglioramento cognitivo, dell’ utilizzo di spazi e orientamento, creatività ed originalità vengono sviluppate. Attenzione tutto questo se utilizzati intelligentemente massimo 1 ora al giorno. L’eccesso puo’ provocare danni cerebrali che possono diminuire ma non scomparire diminuendo la frequenza al gioco.
Un effetto negativo per il videogioco è come ho detto pocanzi l’aggressività infatti  l’esposizione del bambino ad avvenimenti negativi porta il soggetto ad assumere tali atteggiamenti.
Su questo punto pero’ il dibattito è aperto nell’ambito scientifico. Si ipotizza che si attiva nella memoria nell’area semantica quando il soggetto è esposto a contenuti violenti quali alcuni tipi di videogiochi le informazioni nel cervello vengono elaborate e in questo senso si determina il comportamento aggressivo.
In questo senso anche la teoria dell’apprendimento sociale lo ha studiato e provato.
La dipendenza al gioco è un problema che è diffuso nella maggior parte delle famiglie italiane inclusa se hai figli anche la tua.
Importante è l’acquisto del videogioco giusto, aiuto per i genitori sono alcune raccomandazioni PEGI, la quale informa sull’età e sul contenuto del gioco. Una sorta di etichetta informativa.
Tale strumento a mio parere andrebbe potenziato e divulgato. Ovviamente è opportuno evitare di far giocare i propri figli a gioco per adulti o poco seri.
Un ruolo cruciale lo hanno i media digitali e i mass media i quali incorraggiano i fruitori ad effettuare comportamenti antisociali ed aggressivi.
Le variabili protettive come un buon ambiente possono limitarne gli effetti.
Fattore di rischio è la durata di esposizione e di gioco che puo’ come ho detto prima indurre alla “dipendenza”.
Il fattore salute non è da sottovalutare come nemmeno quello psicofisico. E’ stato appurato che l’aumento dell’ansia, ostilità, stanchezza, crisi epilettiche, obesità infantile e bruciore agli occhi e alle mani sono segnali importanti di allarme.
I videogiochi da consigliare sono sicuramente quelli cognitivi, per imparare qualcosa, a magiare sano, una lingua straniera…
Il videogiocare in modo corretto ha effetti positivi sul problem solving, attenzione, iperattività, controllo, percezione, memoria, apprendimento,  ambiente, spazio, funzioni metacognitive e sociali possono essere implementate con giochi mirati.
Non voglio obbligare a giocare tutti i bambini a questi tipo di giochi ma  è opportuno una guida genitoriale adeguata anche con il coinvolgimento di vostro figlio/a nel gioco in modo moderato circa 1 ora al giorno.
Devono avere un ruolo tutorale, dialogativo, supporto e incoraggiamento costruttivo e non distruttivo con punizioni e atteggiamenti negativi.
Il videogiocare infine  puo’ essere uno strumento per migliorare il familiare, i legami e i rapporti tra i diversi membri.

Quali rischi si rincorrono nei videogiochi per i nostri bambini? Quali sono le opportunità e i benefici che possono avere?
Se sei un genitore queste domande le avrai sentite molte volte.
Qui cerchero’ di risponderle in modo semplice e cercando un possibile compromesso tra voi e i vostri figli. I videogiochi possono essere un valido strumenti se usati con moderazione per migliorarli dal punto di vista cognitivo.
Qui infatti voglio spiegare non sono i difetti ma anche i pregi nell’utilizzo di tali tecnologie.
Inizio con analizzare i difetti che sono abbastanza comuni ed evidenti in tutti noi quali sedentarietà,riduzione dei rapporti interpersonali, aggressività, atteggiamenti violenti e difficoltà nei rapporti prosociali.
I benefici invece sono un miglioramento cognitivo, dell’ utilizzo di spazi e orientamento, creatività ed originalità vengono sviluppate. Attenzione tutto questo se utilizzati intelligentemente massimo 1 ora al giorno. L’eccesso puo’ provocare danni cerebrali che possono diminuire ma non scomparire diminuendo la frequenza al gioco.
Un effetto negativo per il videogioco è come ho detto pocanzi l’aggressività infatti  l’esposizione del bambino ad avvenimenti negativi porta il soggetto ad assumere tali atteggiamenti.
Su questo punto pero’ il dibattito è aperto nell’ambito scientifico. Si ipotizza che si attiva nella memoria nell’area semantica quando il soggetto è esposto a contenuti violenti quali alcuni tipi di videogiochi le informazioni nel cervello vengono elaborate e in questo senso si determina il comportamento aggressivo.
In questo senso anche la teoria dell’apprendimento sociale lo ha studiato e provato.
La dipendenza al gioco è un problema che è diffuso nella maggior parte delle famiglie italiane inclusa se hai figli anche la tua.
Importante è l’acquisto del videogioco giusto, aiuto per i genitori sono alcune raccomandazioni PEGI, la quale informa sull’età e sul contenuto del gioco. Una sorta di etichetta informativa.
Tale strumento a mio parere andrebbe potenziato e divulgato. Ovviamente è opportuno evitare di far giocare i propri figli a gioco per adulti o poco seri.
Un ruolo cruciale lo hanno i media digitali e i mass media i quali incorraggiano i fruitori ad effettuare comportamenti antisociali ed aggressivi.
Le variabili protettive come un buon ambiente possono limitarne gli effetti.
Fattore di rischio è la durata di esposizione e di gioco che puo’ come ho detto prima indurre alla “dipendenza”.
Il fattore salute non è da sottovalutare come nemmeno quello psicofisico. E’ stato appurato che l’aumento dell’ansia, ostilità, stanchezza, crisi epilettiche, obesità infantile e bruciore agli occhi e alle mani sono segnali importanti di allarme.
I videogiochi da consigliare sono sicuramente quelli cognitivi, per imparare qualcosa, a magiare sano, una lingua straniera…
Il videogiocare in modo corretto ha effetti positivi sul problem solving, attenzione, iperattività, controllo, percezione, memoria, apprendimento,  ambiente, spazio, funzioni metacognitive e sociali possono essere implementate con giochi mirati.
Non voglio obbligare a giocare tutti i bambini a questi tipo di giochi ma  è opportuno una guida genitoriale adeguata anche con il coinvolgimento di vostro figlio/a nel gioco in modo moderato circa 1 ora al giorno.
Devono avere un ruolo tutorale, dialogativo, supporto e incoraggiamento costruttivo e non distruttivo con punizioni e atteggiamenti negativi.
Il videogiocare infine  puo’ essere uno strumento per migliorare il familiare, i legami e i rapporti tra i diversi membri.