L’invecchiamento in pedagogia

 

Non sempre la pedagogia si occupa del tema degli anziani spesso infatti troviamo articoli sull’infanzia, sull’adolescenza e sulla disabilità (intendendo differenti tipologie) forse perché le discipline umanistiche non hanno intercettato la trasformazione o meglio le trasformazioni dell’uomo si pensi alla longevità, al mantenimento fisico, alla cura dell’invecchiamento ecc. Questo a mio avviso risulta essere una grave colpa.

La psicologia della vecchiaia descrive  le caratteristiche e le problematiche di natura biologica, sociale e psicologica  di questo stadio di vita. La psicologia delle differenze di età  individua mediante studi trasversali le cause e le conseguenze dei meccanismi e dei processi alla base delle differenze legate all’età.

Invece l’ invecchiamento biologico è legato al passare del tempo, alle modifiche del corpo, del fisico, alle modifiche sociali e  psicologiche.

Infine è importante finire questo breve excursus psicologico con la differenza tra età biologica, età psicologica, età sociale ed età funzionale.

L’ età biologica rappresenta un’ indicatore dinamico dello stato di salute e di funzionamento organismo mentre l’ età psicologica rappresenta quanto bene una persona riesce a sviluppare le sue capacità cognitive, personali, sociali per sperimentare nuove attività e  nuove esperienze. L’ età sociale è determinata dalla posizione sociale a una data età rispetto alla media mentre quella funzionale riguarda  le competenze che la persona mostra di avere mentre svolge specifici compiti.

Lo studio del benessere psicologico e pedagogico  è piuttosto recente. Negli anni ’90 emerge la psicologia positiva differente rispetto alla metodologia psicologica del passato in quanto ci si concentrava su altri ambiti es. salute mentale.

Il benessere sia in psicologia sia in pedagogia non ha una definizione netta  inoltre è importante notare che il benessere  non è solo dato dal superamento di un malessere.

In psicologia esiste questo filone della psicologia positiva  costruita da due variabili: il benessere soggettivo e il benessere psicologico. Il benessere psicologico è l’autorealizzazione personale (delle potenzialità), delle risorse personali, la costruzione di significati e la condivisione di obiettivi.

Importante per sostenere  dal punto di vista psicologico  e pedagogico l’invecchiamento è il potenziamento delle competenze emotive, l’aumento della soddisfazione alla vita, la resilienza e la pratica di un pensiero ottimista. Quest’ultimo punto più legato alla psicologia positiva.

In sostanza nella pedagogia dell’invecchiamento il benessere è importantissimo e fondamentale nel lavoro di cura, di sostegno ma è vero anche che il nostro lavoro educativo deve incrementare la resilienza, l’empowerment, l’autonomia, la  gestione del caregiver nei casi di anziani non autosufficienti.

Il lavoro educativo deve essere non di cura ( medica) ma di cura dell’anima, emotiva e sociale.

Ho ripreso non ha caso i punti principali della mia pedagogia che valgono ugualmente anche per la senescenza.

Per quanto riguarda gli anziani autosufficienti è vero anche che per vivere bene, in benessere devi trovarlo solo in te stesso e non solo nella ricerca della positività!

 

Maria Sara

Il giardino della pedagogia

 

Fonti:

R.De Beni- E.Borella, Psicologia dell’invecchiamento, il mulino, 2015

 

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