Recensione: Riprendiamoci i nostri figli

Come educhiamo i nostri figli? Che generazioni stiamo costruendo?

Dove stiamo andando a finire? I genitori sono ancora il punto di riferimento per i figli?

I nostri ragazzi sono influenzati dalla tv? Sono i nuovi consumatori?

Queste ed altre domande. vengono affrontate nel libro riprendiamoci i nostri figli di Antonio Polito.

L’autore cerca di trovare delle risposte alle domande appena citate ma sopratutto si interroga sulle nuove generazioni e sulla funzione genitoriale dei nuovi genitori di oggi.

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Il nostro tempo di crisi non solo economica ma anche esistenziale in tutti i sensi infatti questa crisi permea anche la famiglia e perfino i nostri ragazzi/figli.

E’ una crisi dell’io, una crisi della persona la quale è smarrita perdendo il senso di sé.

Il rapporto genitori-figli non è mai stato così debole e fragile. I genitori, gli insegnanti e le diverse agenzie educative soccombono alle esigenze dei ragazzi.

La solidarietà, i rapporti intersoggettivi, l’aiuto al prossimo, l’amicizia autentica sembrano essere ricordi lontani di un passato che fu. Un tempo dove il dare e ricevere in senso simbolico e orientato alla solidarietà era “pane quotidiano” al contrario della tempo odierno individualista e incentrato sull’IO.

L’aumento dei divorzi, delle operazioni, il calo della natalità, le trasformazioni della famiglia ( omosessuale, adozioni gay, fecondazioni, genitori in età anziana, “utero in affitto” ecc) sono alcune dei cambiamenti della nostra società e del contesto familiare.

Nel libro l’autore riscontra un forte cambiamento generazionale rispetto ai tempi passati infatti le nuove generazioni “odiano il rimprovero”, i genitori in alcune circostanze sono costretti a dire a determinati bisogni dei loro figli, i genitori hanno paura di. dire dei no!

La lingua italiana si sottolinea nel libro non viene più nemmeno utilizzata tanto da sostituirla con emoticon  sempre più raffinate nell’esporre il proprio stato d’animo.

Il linguaggio della lingua sostituito da disegno e altre forme di espressione.

Il cellulare o meglio lo smartphone sostituito dal libro e la scuola evidenzia l’autore permette l’utilizzo a fini didattici. Si interroga lo stesso se sia giusto o meno.

La scuola italiana al contrario di quella ed esempio francese la quale ne vieta l’utilizzo ne permette l’uso per ricerche scolastiche o per cercare alcune parole oppure per utilizzare alcune app scolastiche.

Nell’ottica del liberalizzare tutto a partire dal cellulare si pensa di liberalizzare anche le droghe quali la cannabis! Fortemente contrario l’autore in quanto incentiverebbe l’uso e l’abuso nonché permettere lo Stato di trasformarsi in monopolio e spacciatore di stupefacenti.

A fronte di questi cambiamenti della famiglia, culturali e generazioni come comportarci? come limitare o meglio ridurre e cambiare rotta?

Una possibile via d’uscita l’autore la trova nella solidarietà reciproca, nel bene comune, nell’aiuto al prossimo sopratutto fra famiglie e tra i giovani, nell’ascolto e nel dialogo ( genitori e figli) e nel rispetto delle regole.  Occorre secondo chi ha scritto questo libro partire dall’essenziale per ritrovarsi e per uscire dall’ io-centrismo. Occorre in sostanza educare alla consapevolezza della rete ai contenuti proposti e sviluppando in ottica critica tutto ciò che noi furiamo o viviamo. Dobbiamo farci una sorta di “corazza” per poter valutare ciò che è bene e ciò che è male.

Personalmente alcune considerazioni presenti nel libro sono “esagerate” da educatrice e pedagogista l’uso delle nuove tecnologie deve essere guidato non solo dall’adulto ma anche dalla scuola la quale deve aggiornarsi sia per quanto riguarda le insegnanti sia per quanto riguarda le attività didattiche.

Gli stessi ragazzi devono essere educati sia dai genitori sia da personale educativo nel comprendere l’uso della rete e dei suoi effetti.

La stessa procedura deve essere eseguita nell’ambito familiare non per evitare i conflitti i quali devono esserci ma per sapersi confrontare e trovare strumenti per poter risolvere e uscire dal conflitto.

Dobbiamo cercare in sostanza la giusta vicinanza e la giusta distanza nel rapporto con i nostri figli.

Siete d’accordo? Potete commentare qui sotto se volete.

Maria Sara Dellavalle

IGP

 

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